giovedì 18 aprile 2013

Hotel La Jacotiere


 
 
Quando arrivammo alla hall dell’Hotel La Jacotiere, io e Ginevra capimmo da subito che quello era il nostro rifugio d’amore. Era il posto che ognuno nella propria vita sogna da sempre. Un luogo incantevole che ti dona serenità, benessere e amore incondizionato per tutto ciò che si ha nella propria vita. La nostra storia ormai era riuscita a superare tutte le avversità che i rapporti a due comportano. Litigi, gelosie, dolori reciproci. Ma anche e soprattutto tantissimo amore. Quello era il fulcro, era alla base di tutto. Eravamo giovani ma la vita ci aveva già messi a dura prova per tanti aspetti negativi. Nonostante questo entrambi con percorsi diversi eravamo riusciti a difendere il nostro io, i nostri sogni, gli ostacoli incontrati. Ora eravamo decisamente felici e questa permanenza nell’Hotel La Jacotiere era il nostro premio, la ciliegina sulla torta. Il palazzo del XVIII secolo offriva eleganti camere mentre la hall era accogliente, denotava classe senza troppo sfarzo, ti faceva sentire a casa. Il parco, con alberi bicentenari era dotato anche di un campo da tennis e un laghetto. Vista l’afa decidemmo di fare una camminata al parco. L’aria era decisamente incantevole, ci accarezzava gli zigomi, ci diceva che i nostri cuori erano nel luogo giusto, nel cuore della Normandia da sempre sognata ma mai visitata. Il bacio che ci scambiammo su una di quelle panchine fu davvero nuovo, intenso, molto francese. Assaporare le labbra di Ginevra sembrava percorrere le strade transalpine ad altà velocità. Guardare tanti luoghi uno più bello dell’altro notando tutti quei particolari che poi ti rimarranno impressi nel cuore e nella mente. Glie lo feci notare con un sorriso nuovo almeno fu lei a farmi notare questo mio sguardo più bello, più solare che faceva notare la mia fossetta. Ne fui lusingato e mi resi conto che aveva ragione. Poche volte ridevo, perché sempre mi sono sentito brutto nelle foto e ogni qualvolta che forzavo il mio sorriso. Ora sorridevo perché avevo voglio di essere felice con lei. Il nostro pranzo fu delizioso. Che dire la cucina francese nei nostri metri di giudizio non era mai stata considerata ma l’atmosfera magica della Normandia forse ci stava facendo ricredere. A ragion del vero mangiammo astici delle Isole Chausey, le ostriche di Cancale o le cozze di allevamento che davano un tocco favoloso agli assaggi di primi degustati. Del resto avevamo sempre macinato chilometri lungo lo stivale alla ricerca di sempre più particolari posti incontaminati dal turismo di massa che non gradivamo nella maggior parte dei casi. Ed invece questa volta avevamo deciso per un posto conosciuto e non in Italia. Volevamo tornare ai fasti del medioevo e così fu. Quel superbo isolotto roccioso faceva si che Mont Saint Michel è uno dei più grandi teatri delle più grandi maree del mondo. L’abbazia con i suoi particolarissimi tre stili, romanico, gotico e gotico flamboyant, rappresenta un insieme unico dell’architettura medievale. Il ponte levatoio fu l’emblema del vivere veramente l’amore per cui avevamo sempre lottato, litigato, preso botte e date. Sopra quel ponte ci fu l’unione delle nostre anime, delle nostre mani, dei nostri cuori e delle nostre labbra. Solo con lei e Ginevra viceversa avevamo avuto così tanto desiderio di baciare le labbra dell’altro, prima di allora il baciare una persona sembrava un optional, una stupida forzatura ed invece… Poi mano nella mano entrammo nella chiesa parrocchiale, un piccolo edificio dedicato a San Pietro, il patrono dei peccatori. E noi dopo tanti peccati stupidi, futili e senza nessun senso in quella chiesa finalmente ci sentimmo uniti, forti come non mai, in nessun modo colpevoli delle nostre precedenti azioni, ora eravamo decisamente l’essenza dell’unione dell’amore.

Una signora di mezza età mentre passeggiavamo in direzione dell’Hotel si fermò a osservarci. Aveva gli occhi lucidi ma felici. Ci avvicinammo e chiedemmo del motivo del perché ci fissasse con l’aria di chi stesse quasi per piangere a causa nostra. Dolcemente prendendo un fazzolettino dalla borsa ci sorrise in un modo incantevole e ci disse: “Che belli che siete ragazzi miei. Siete l’emblema dell’amore. Vi guardavo e capivo quanto avete sofferto per amore, quando avete lottato per essere qui oggi. Vedo nei vostri sguardi, nei vostri occhi tutto quello che di più bello possedete. Perché voi siete fatti per stare insieme e nessun ostacolo vi fermerà. Già ne avete superati, ora è il tempo di riscuotere l’amore. Quello vero, sincero, unico che si presenta una sola volta nella vita.”

Le risposi visibilmente commosso che sembrava che ci avesse passati ai raggi x per la precisione tale di particolari della nostra vita di coppia. Le dissi che aveva visto talmente bene in profondità nelle nostre anime che aveva dell’incredibile. La dolce anziana sorrise e replicò con voce tremante: “ringrazio voi ragazzi. Siete davvero un’anima sola. Siete di una bellezza disarmante. Erano anni che non vedevo due persone innamorate come voi. Siete provati, anzi lo eravate ma ora invece rappresentate il bello di questo sentimento che credevo non albergasse più in nessuna persona.

Siete in qualche albergo della zona?”

-“Si risposi, siamo all’hotel La Jacotiere”.

-“Perfetto, siete arrivati al nido d’amore per chi è pieno dei sentimenti più alti. Difendete ad ogni costo il vostro sentimento. Fate buona permanenza e sorridete alla vita. Basta solo guardare i vostri occhi capirete di cosa sto parlando. Buona vita assieme” e si allontanò non prima di aver toccato con amore il pancione di Ginevra. Si aspettavamo un bambino. Il giusto premio alla nostra tenacia, al rendere vivo e saldo quell’amore che non era idealizzato ma più reale che mai. Uniti finalmente anche da quel cordone ombelicale che un bambino in arrivo ci donava. La vecchina aveva proprio ragione, l’hotel era proprio il nostro nido d’amore. Ci amammo per tutto il soggiorno in Normandia e per i giorni a seguire…Grazie amore.

  

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