Quando
arrivammo alla hall dell’Hotel La Jacotiere, io e Ginevra capimmo da subito che
quello era il nostro rifugio d’amore. Era il posto che ognuno nella propria
vita sogna da sempre. Un luogo incantevole che ti dona serenità, benessere e
amore incondizionato per tutto ciò che si ha nella propria vita. La nostra
storia ormai era riuscita a superare tutte le avversità che i rapporti a due
comportano. Litigi, gelosie, dolori reciproci. Ma anche e soprattutto
tantissimo amore. Quello era il fulcro, era alla base di tutto. Eravamo giovani
ma la vita ci aveva già messi a dura prova per tanti aspetti negativi.
Nonostante questo entrambi con percorsi diversi eravamo riusciti a difendere il
nostro io, i nostri sogni, gli ostacoli incontrati. Ora eravamo decisamente
felici e questa permanenza nell’Hotel La Jacotiere era il nostro premio, la
ciliegina sulla torta. Il palazzo del XVIII
secolo offriva eleganti camere mentre la hall era accogliente, denotava
classe senza troppo sfarzo, ti faceva sentire a casa. Il parco, con alberi bicentenari era dotato anche di un campo da tennis
e un laghetto. Vista l’afa decidemmo di fare una camminata al parco. L’aria era
decisamente incantevole, ci accarezzava gli zigomi, ci diceva che i nostri
cuori erano nel luogo giusto, nel cuore della Normandia da sempre sognata ma
mai visitata. Il bacio che ci scambiammo su una di quelle panchine fu davvero
nuovo, intenso, molto francese. Assaporare le labbra di Ginevra sembrava
percorrere le strade transalpine ad altà velocità. Guardare tanti luoghi uno
più bello dell’altro notando tutti quei particolari che poi ti rimarranno
impressi nel cuore e nella mente. Glie lo feci notare con un sorriso nuovo
almeno fu lei a farmi notare questo mio sguardo più bello, più solare che
faceva notare la mia fossetta. Ne fui lusingato e mi resi conto che aveva
ragione. Poche volte ridevo, perché sempre mi sono sentito brutto nelle foto e
ogni qualvolta che forzavo il mio sorriso. Ora sorridevo perché avevo voglio di
essere felice con lei. Il nostro pranzo fu delizioso. Che dire la cucina
francese nei nostri metri di giudizio non era mai stata considerata ma
l’atmosfera magica della Normandia forse ci stava facendo ricredere. A ragion
del vero mangiammo astici delle Isole Chausey, le ostriche di Cancale o le
cozze di allevamento che davano un tocco favoloso agli assaggi di primi
degustati. Del resto avevamo sempre macinato chilometri lungo lo stivale alla
ricerca di sempre più particolari posti incontaminati dal turismo di massa che
non gradivamo nella maggior parte dei casi. Ed invece questa volta avevamo deciso
per un posto conosciuto e non in Italia. Volevamo tornare ai fasti del medioevo
e così fu. Quel superbo isolotto roccioso faceva si che Mont Saint Michel è uno
dei più grandi teatri delle più grandi maree del mondo. L’abbazia con i suoi
particolarissimi tre stili, romanico, gotico e gotico flamboyant, rappresenta
un insieme unico dell’architettura medievale. Il ponte levatoio fu l’emblema
del vivere veramente l’amore per cui avevamo sempre lottato, litigato, preso
botte e date. Sopra quel ponte ci fu l’unione delle nostre anime, delle nostre
mani, dei nostri cuori e delle nostre labbra. Solo con lei e Ginevra viceversa
avevamo avuto così tanto desiderio di baciare le labbra dell’altro, prima di
allora il baciare una persona sembrava un optional, una stupida forzatura ed
invece… Poi mano nella mano entrammo nella chiesa parrocchiale, un piccolo
edificio dedicato a San Pietro, il patrono dei peccatori. E noi dopo tanti
peccati stupidi, futili e senza nessun senso in quella chiesa finalmente ci
sentimmo uniti, forti come non mai, in nessun modo colpevoli delle nostre
precedenti azioni, ora eravamo decisamente l’essenza dell’unione dell’amore.
Una signora di mezza età mentre passeggiavamo in direzione
dell’Hotel si fermò a osservarci. Aveva gli occhi lucidi ma felici. Ci
avvicinammo e chiedemmo del motivo del perché ci fissasse con l’aria di chi
stesse quasi per piangere a causa nostra. Dolcemente prendendo un fazzolettino
dalla borsa ci sorrise in un modo incantevole e ci disse: “Che belli che siete
ragazzi miei. Siete l’emblema dell’amore. Vi guardavo e capivo quanto avete
sofferto per amore, quando avete lottato per essere qui oggi. Vedo nei vostri
sguardi, nei vostri occhi tutto quello che di più bello possedete. Perché voi
siete fatti per stare insieme e nessun ostacolo vi fermerà. Già ne avete
superati, ora è il tempo di riscuotere l’amore. Quello vero, sincero, unico che
si presenta una sola volta nella vita.”
Le risposi visibilmente commosso che sembrava che ci avesse
passati ai raggi x per la precisione tale di particolari della nostra vita di
coppia. Le dissi che aveva visto talmente bene in profondità nelle nostre anime
che aveva dell’incredibile. La dolce anziana sorrise e replicò con voce
tremante: “ringrazio voi ragazzi. Siete davvero un’anima sola. Siete di una
bellezza disarmante. Erano anni che non vedevo due persone innamorate come voi.
Siete provati, anzi lo eravate ma ora invece rappresentate il bello di questo
sentimento che credevo non albergasse più in nessuna persona.
Siete in qualche albergo della zona?”
-“Si risposi, siamo all’hotel La Jacotiere”.
-“Perfetto, siete arrivati al nido d’amore per chi è pieno
dei sentimenti più alti. Difendete ad ogni costo il vostro sentimento. Fate
buona permanenza e sorridete alla vita. Basta solo guardare i vostri occhi
capirete di cosa sto parlando. Buona vita assieme” e si allontanò non prima di
aver toccato con amore il pancione di Ginevra. Si aspettavamo un bambino. Il
giusto premio alla nostra tenacia, al rendere vivo e saldo quell’amore che non
era idealizzato ma più reale che mai. Uniti finalmente anche da quel cordone
ombelicale che un bambino in arrivo ci donava. La vecchina aveva proprio
ragione, l’hotel era proprio il nostro nido d’amore. Ci amammo per tutto il
soggiorno in Normandia e per i giorni a seguire…Grazie amore.

Nessun commento:
Posta un commento