martedì 23 aprile 2013

Mondo che nuoce gravemente alla salute?


Mondo che nuoce gravemente alla salute?

Ferragosto 2012. Tempo di considerazioni generali su chi siamo e su cosa pensiamo. Crisi finanziarie, sociali, di ideali, di identità, ma il mondo di oggi come ci appare? Di che colore è?

A detta di molti la vita attuale è a tinte molto cupe, nero o grigio che siano per i problemi sopracitati, ma non stanno così le cose. Ci sono ancora tante cose per cui vale vivere  e spendere tempo.

In questa annata particolare per i tanti fatti accaduti, leggere un buon libro durante le ore di relax in mare o in montagna oppure trascrivere appunti di stati d’animo o altro non sarebbe male visto che in questa società attuale ci si incaponisce a non pensare, ragionare, ammirare o esporsi.

Bisognerebbe ad esempio guardare l’alba che sorge o il sole che tramonta alla sera mentre dona i caldi, intensi e suggestivi colori.

Oppure camminare, respirare a pieni polmoni e ammirare la natura nelle grotte di Stiffe, visitare uno dei tanti trabocchi dislocati lungo la nostra favolosa riviera o immergersi in un barbecue di pregevole fattura in una delle tante aree attrezzate in montagna durante una giornata torrida e afosa come l’estate di quest’anno.

Tutte queste bellezze dovrebbero essere apprezzate e vissute di più perché i benefici sono quelli di rilassarsi, ridona forza e veri valori sopiti, dimenticati che corpo e anima necessitano per tornare a vivere e a respirare.

Perché respirare non significa solamente tirare ossigeno fuori dal proprio corpo… Ci sono momenti che in estate e non solo ti possono donare ossigeno, nuova linfa, nuove speranze, nuove emozioni, nuove vite. Perché la vita non è solo incorrere e districarsi tra i problemi ma è anche scegliere, assaporare e vivere sensazioni fluide, limpide e naturali.

La vita infatti ha varie sfumature di colori, e non solo tonalità scure come la solita cortina di smog cittadino.

Lasciate andare il piede dall’acceleratore per raggiungere tutto ciò che vi faccia tornare più forti di prima. Che vi faccia sorridere, che vi torni a faccia finalmente respirare con il cuore e la mente, facendovi fluire l’energia positiva e pulita che non nuoce gravemente alla salute ma la fortifica!

Danilo Scastiglia

domenica 21 aprile 2013

Olio!

Olio!

Spiaggia, sole alto, temperatura ben al di sopra dei quarantadue gradi. Bacardi breezer gusto lime ghiacciato e le sue leggere mani! Si insinuano, accarezzano la pelle, il mio corpo, ogni singolo centimetro col suo olio. Sembra una massaggiatrice esperta ed invece è lei…la mia lei.

Lei è come l’olio che mi massaggia e prende possesso della mia pelle, il mio corpo. Indifferenti agli occhi curiosi dei vicini di palma che vorrebbero carpire i segreti di quella fantastica intimità espressa nel tocco sensualissimo delle sue mani, delle dita che si muovono con fermezza, decisione e con fare lascivo. Il tutto è come acqua che ti disseta, vento fresco che ti da sollievo, sole che ti riscalda. Che ti riscalda il viso, l’anima ed il corpo. Tutto stupendo, piacevole, infinito. Attimi che si vorrebbe fermare come quando con una reflex si fissa l’obiettivo e click…fermo immagine emozione indefinita, indissolubile.

Mi giro intorno e osservo, guardo assaporo il tempo, la calura, l’acqua trasparente e cristallina che ti mostra un fondale di tutto rispetto, fatto di pietre e non di inutile sabbia. Pietre diverse, colorate che ti donano la vita solo a guardarle. Le raccolgo, ne sono a centinaia, grandi e piccole, diverse l’una dall’altra. Sono affascinanti, donano con il riflesso della luce un colore insolito, particolare, decisamente esotico. Ma non sono in una spiaggia di Rio, bensì in Italia, la mia amata terra. Ho sempre amato trovare, studiare, scorgere e conoscere luoghi che ti incantano il cuore e che ti danno gioia e libertà negli occhi che possono guardare. Luoghi che ti fanno stare bene, ti aprono quel mondo, quella porta che ogni giorno dovrebbe aprirsi per regalarti la felicità.

Sorridere per un dolce far niente. Mi asciugo, mi abbronzo, mi faccio un nuovo drink, respiro a pieni polmoni questa sensazione di benessere e di onnipotenza, poi guardo la sabbia. La guardo, la ammiro, cerco di carpire il suo fascinoso segreto. Sabbia grigia, mix perfetto come solo la vita ti da e ti permette di cogliere determinate emozioni interiori.

Poi guardo bene, forse mi ero distratto da questo sfondo da cartolina. E di nuovo la vedo in tutto il suo splendore. Lei mi guarda, mi sorride, mi squaglia col suo famelico, dolce e indimenticabile sguardo. Noto un’altra cosa, che mi fa battere tutto d’un tratto il cuore. Sto scrivendo su di lei, scrivo di lei, parlo di lei. Scrivo con un pennarello indelebile, sul suo corpo vestito di un minuscolo costume “rosa”. Il mio pennarello è il mio dito che accarezza tutto ciò che di più bello si possa conoscere o vedere!

Mi massaggia le dita dei piedi, scende il costume all’altezza delle natiche, e affonda le mani sul mio fondoschiena…

Tocca che è un piacere, maneggia i miei glutei avvolgendoli con quell’olio divino. Ormai le sue mani sono un tutt’uno con me.  Il desiderio ormai è divenuto calda intesa e quando si verifica siamo pericolosi, molto pericolosi. Nonostante l’afa ed il caldo davvero equatoriale sono i nostri corpi che si scambiano richiami voluttosi, al limite del lecito. Ma noi siamo sempre così. E la nostra passione non viene mai meno ed il desiderio è sempre di più e mai di meno.

In fretta e furia decidiamo che quello non è più il nostro posto, ci aspetta la nostra stanza, il nostro covo del peccato. Impieghiamo davvero poco a raggiungerla per quanto è animalesco e carnale il nostro desiderio di averci senza remore.

Raggiungiamo la stanza che però non è dotata di aria condizionata. Ha solo un normale ventilatore che accendiamo all’istante per cercare un parziale refrigerio per il percorso sostenuto. Ma quello che più ci interessa è soddisfare i più bollenti ed irrispettosi sensi. La prendo tra le mie braccia, le dico che l’amo e l’adoro come nessun’altra. Lei salta e mi circuisce con le sue tornite e lunghe gambe la mia vita. Mi sento bloccato e domato, ma non è così. Voglio dimostrarle se ce ne fosse ancora bisogno cosa provo per lei. Con un caldissimo e devastante bacio la butto sul letto. Mi libero della t-shirt, tolgo i suoi vestiti in pochi secondi lasciandola solo con la mini gonna e le scarpe. Ho una visione quasi celestiale vedendola così. Lei mi ordina di soddisfare tutte le sue fantasie, vuole esaudire tutto ciò di cui abbiamo parlato in spiaggia e nei giorni precedenti, raggiungendo sensazioni di appagamento e desideri incredibili.

La prendo con foga, le mordo i seni, quasi a strapparli via. E capisco dai suoi lamenti che la cosa non le dispiace affatto anzi mi incita a continuare così. Ma io voglio di più e capisco che anche lei oggi è decisamente su di giri come non mai. Mi spinge per terra, siamo vicini alla scrivania. Vuole impossessarsi del mio membro rigido. Mi spoglia mi lascia nudo e lo assapora con una passione inaudita. Ha deciso che oggi la trasgressione prenderà possesso dei nostri corpi, dei nostri istinti. Stando su di me mi autorizza a rendere pan per focaccia il suo trattamento. Non mi tiro indietro, sa che adoro farlo, sa che sono molto bravo, audace, passionale. Però non so ma oggi sento che supererò me stesso. La bacio, la lecco e la penetrò con una foga mostruosa, lei non è da meno. Sembriamo due animali che si sbranano ma nel nostro caso è per il desiderio che i nostri corpi, i nostri respiri procurano l’uno all’altro.

Sento che sta per raggiungere l’apice del piacere, ansima, urla, chiede di non smettere, e chi vuole farlo. Aumento il tutto fino a quando la sento gemere in un modo incredibile, intenso, favoloso.

Mi accorgo mentre raggiunge l’orgasmo che si è verificata una cosa che credevo facesse parte solo di leggende metropolitane raccontate dagli amici più grandi. Accade che il suo orgasmo è uno squirting, questo è il termine tecnico per definirlo. Ricevere questa pioggia di umori mi affascina, mi inebria, mi scatena ancora più desiderio, ormai siamo una cosa unica come tante volte lo siamo…Non smetto anzi continuo per riceverne ancora. Poi decido di donarle tutto il desiderio più caldo che la stanza ci richiede… Mi siedo sulla sedia e la faccio sedere sulla mia eccitazione. La possiedo con immenso piacere, socchiudo gli occhi quasi rido per la sensazione che ci stiamo donando e più spingo e più impazziamo, sudiamo, godiamo. Lei impazzisce sotto il duplice lavoro della mia bocca e della mia sapiente lingua. Dopo l’ennesimo orgasmo ci buttiamo esausti sul letto. Appagati, inebriati, decisamente innamorati. Ci scambiamo coccole e tenerezze ma sappiamo che noi non siamo una coppia che si appaga facilmente. Prende allora il suo olio che sa di cocco, una fragranza che io adoro. Si adopera in un massaggio superlativo, quell’olio mi accarezza, mi affascina, mi entra dentro, si perché le sue dita le infila dappertutto natiche comprese. Raggiungo  consistenza estrema la posseggo ancora ancora e ancora. Ci accorgiamo che ormai dal primo pomeriggio sono le due di notte e fa ancora caldo. Ci impieghiamo meno di cinque minuti e siamo giù in strada nel cuore della notte. Abbiamo voglia di guardarci, di baciarci, di toccarci, di mangiare un gelato prima e una granita poi… Passeggiamo mano nella mano e ci sentiamo meravigliosamente su di giri. Ci basta uno sguardo per accenderci di nuovo ormai siamo terribili, ogni volta è sempre più coinvolgente e passionale. Ci sediamo su una panchina in un parco dove stranamente e finalmente troviamo refrigerio. Lei salta a cavalcioni su di me, io le mordo i lobi, la bacio le libero i seni prorompenti che non aspettano altro che il mio viso in mezzo. E io le onoro, le do tutto ciò che desiderano mentre ancora una volta sono dentro di lei, scivolo dentro veloce…

Siamo come quell’olio, noi siamo l’olio, sabbia, mare, e tutto ciò che desideriamo…

 

venerdì 19 aprile 2013

Premio narrativa inedita Voci 2011

Concorso Nazionale Letterario Voci 2011
Mestre

Nel bel teatro Kolbe di Mestre (Venezia) si è tenuta, il 28 maggio 2011, la cerimonia di premiazione della 6a edizione del Concorso Nazionale Letterario Voci 2011, organizzato dal Circolo I.P.LA.C. (Insieme Per LA Cultura), presieduto dallo scrittore e poeta Maurizio Meggiorini, e gemellato con l'Associazione Pegasus Cattolica, presieduta dallo scrittore e saggista Roberto Sarra, e Pelasgo 968, presieduta dal dott. Danilo Gabrielli.

Il Circolo I.P.LA.C. si è sempre distinto, fin dalla sua costituzione, per l'impegno e la serietà profusi nel valorizzare e promuovere i valori più autentici della cultura, in sinergia con i sodalizi collegati e attivi nelle varie regioni d'Italia. Fra le pregevoli iniziative, si evidenzia, in modo particolare, il Concorso Voci, per la peculiarità di offrire realmente voce alle eccellenze letterarie di tanti autori esordienti e consolidati.

L'evento si è avvalso dei Patrocini di: Regione Veneto, Provincia di Venezia, Assessorato alle Attività Culturali della Città di Venezia, Comuni di Campiglia Marittima, Castelvenere, Marino, Montignoso e della collaborazione, oltre che del patrocinio, della Municipalità di Mestre-Carpenedo. I testi sono stati valutati da una Giuria composta dalla poetessa e scrittrice Simona Bertocchi, dall'ing. Anna Manzone, dalla poetessa e scrittrice Daniela Quieti, dal poeta Sandro Angelucci, dall'artista teatrale e scrittore Massimo Chiacchiararelli, dal poeta Roberto Mestrone, dal dott. Mario Scetta e dal poeta Rodolfo Vettorello.

da sx: Deborah Coron consegna il premio al poeta Carmelo Consoli e Daniela Quieti.

I numerosi lavori pervenuti da ogni parte d'Italia hanno testimoniato il ruolo di prestigio conquistato dal concorso nel panorama delle iniziative culturali, come pure l'interesse degli autori per una tradizione intellettuale coniugata con un forte richiamo ai valori dell’anima. Poesia e prosa di valore, dunque, su temi esistenziali, ma anche di impegno civile.


L'immagine del fiero leone, dipinto dall'artista Teofilo Colombini di Campiglia, riportata sulla locandina della manifestazione, è stata in sintonia con le pregiate opere artistiche in vetro di Murano, le riproduzioni di Oselle dorate e argentate e le targhe che sono state attribuite nelle diverse sezioni. Fra gli altri, il primo premio per la poesia edita è stato conferito alla poeta e critico letterario Marina Pratici, Presidente dell'Associazione A.Ge di Aulla, per un’opera ispirata a principi di solidarietà. La dott. Pratici ha anche ricevuto il Premio del Lettore per la lirica pubblicata nell'Antologia dell'edizione Voci 2010. Andrea Mariotti ha vinto per la poesia inedita, Alessandro Valentini per quella in vernacolo. Anche l'Abruzzo si è distinto attraverso l'affermazione di Danilo Scastiglia di Chieti Scalo per la narrativa inedita, di Vittorio Verducci di Notaresco (Te) per il Premio Speciale Città di Campiglia M. e di Candeloro Lupi di Ortona (Ch) per il terzo premio nella sezione poesia in vernacolo.

Il Premio speciale alla “Memoria Nicola Rizzi” per il miglior sonetto, in omaggio all’inclinazione per le forme metriche classiche dell'apprezzato studioso, è stato assegnato dalla figlia Maria Rizzi a Claudio Porena, il Premio Speciale Pegasus da Roberto Sarra a Giuseppe Vultaggio, il Premio Speciale A.Ge. a Giuseppe Gabrielli e il Premio Speciale Pelasgo 968 alla giovanissima Martina Marotta. Inoltre, Alberto Canfora ha ricevuto il Premio Speciale Città di Marino, Loredana D'Alfonso il Premio Speciale Città di Montignoso e Nella Bruneri Giacone e Roberto Gennaro il Premio Speciale della Giuria.

Momento dello spettacolo al Concorso Voci 2011. Sullo sfondo la Giuria.

È stato un pomeriggio letterario di grande spessore che, fra i brani musicali del chitarrista Marco Costa, le danze etniche di Laila Scorcelletti e la lettura delle liriche di Rodolfo Vettor, non ha mancato di aggregare tanti estimatori e appassionati della cultura.

Premiazione di Daniela Quieti al Concorso Voci 2010:
da sx: Deborah Coron, Daniela Quieti, Roberto Mestrone, Maurizio Meggiorini.

Nell’edizione 2010 del Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa Voci, il 22 maggio a Mestre (Venezia), presso il teatro Kolbe, Daniela Quieti ha ricevuto la Menzione d'Onore per libro edito di poesia Uno squarcio di sogno, prefazione di Aldo Onorati, introduzione di Ubaldo Giacomucci e postfazione di Giulio Panzani, Tracce, con la seguente motivazione: “Quella di Uno squarcio di sogno è una poesia che si propone un fine arduo e, al contempo, ambizioso; e va ascritto senz’altro a merito di chi l’ha concepita l’essere riuscita nel non facile intento. Una poetica dello scavo interiore – si può dire – che cerca nella miniera dell’animo la vena inesauribile di sentimenti e di emozioni che in esso si agitano. L’operazione è quanto di più complicato si possa immaginare, tuttavia Daniela Quieti supera l’ostacolo riflettendosi in uno specchio, in uno squarcio di sogno, appunto, che le restituisce il volto di una verità ‘che spaura’, certo, ma le permette di misurarsi con il suo doppio, libera da qualsiasi contaminazione di tipo razionale. Il tutto si traduce, sulla pagina, in un verso franto, asciutto, a volte formato da una sola parola, e mai distante dalla nuda complessità dell’esistenza.”

giovedì 18 aprile 2013

Hotel La Jacotiere


 
 
Quando arrivammo alla hall dell’Hotel La Jacotiere, io e Ginevra capimmo da subito che quello era il nostro rifugio d’amore. Era il posto che ognuno nella propria vita sogna da sempre. Un luogo incantevole che ti dona serenità, benessere e amore incondizionato per tutto ciò che si ha nella propria vita. La nostra storia ormai era riuscita a superare tutte le avversità che i rapporti a due comportano. Litigi, gelosie, dolori reciproci. Ma anche e soprattutto tantissimo amore. Quello era il fulcro, era alla base di tutto. Eravamo giovani ma la vita ci aveva già messi a dura prova per tanti aspetti negativi. Nonostante questo entrambi con percorsi diversi eravamo riusciti a difendere il nostro io, i nostri sogni, gli ostacoli incontrati. Ora eravamo decisamente felici e questa permanenza nell’Hotel La Jacotiere era il nostro premio, la ciliegina sulla torta. Il palazzo del XVIII secolo offriva eleganti camere mentre la hall era accogliente, denotava classe senza troppo sfarzo, ti faceva sentire a casa. Il parco, con alberi bicentenari era dotato anche di un campo da tennis e un laghetto. Vista l’afa decidemmo di fare una camminata al parco. L’aria era decisamente incantevole, ci accarezzava gli zigomi, ci diceva che i nostri cuori erano nel luogo giusto, nel cuore della Normandia da sempre sognata ma mai visitata. Il bacio che ci scambiammo su una di quelle panchine fu davvero nuovo, intenso, molto francese. Assaporare le labbra di Ginevra sembrava percorrere le strade transalpine ad altà velocità. Guardare tanti luoghi uno più bello dell’altro notando tutti quei particolari che poi ti rimarranno impressi nel cuore e nella mente. Glie lo feci notare con un sorriso nuovo almeno fu lei a farmi notare questo mio sguardo più bello, più solare che faceva notare la mia fossetta. Ne fui lusingato e mi resi conto che aveva ragione. Poche volte ridevo, perché sempre mi sono sentito brutto nelle foto e ogni qualvolta che forzavo il mio sorriso. Ora sorridevo perché avevo voglio di essere felice con lei. Il nostro pranzo fu delizioso. Che dire la cucina francese nei nostri metri di giudizio non era mai stata considerata ma l’atmosfera magica della Normandia forse ci stava facendo ricredere. A ragion del vero mangiammo astici delle Isole Chausey, le ostriche di Cancale o le cozze di allevamento che davano un tocco favoloso agli assaggi di primi degustati. Del resto avevamo sempre macinato chilometri lungo lo stivale alla ricerca di sempre più particolari posti incontaminati dal turismo di massa che non gradivamo nella maggior parte dei casi. Ed invece questa volta avevamo deciso per un posto conosciuto e non in Italia. Volevamo tornare ai fasti del medioevo e così fu. Quel superbo isolotto roccioso faceva si che Mont Saint Michel è uno dei più grandi teatri delle più grandi maree del mondo. L’abbazia con i suoi particolarissimi tre stili, romanico, gotico e gotico flamboyant, rappresenta un insieme unico dell’architettura medievale. Il ponte levatoio fu l’emblema del vivere veramente l’amore per cui avevamo sempre lottato, litigato, preso botte e date. Sopra quel ponte ci fu l’unione delle nostre anime, delle nostre mani, dei nostri cuori e delle nostre labbra. Solo con lei e Ginevra viceversa avevamo avuto così tanto desiderio di baciare le labbra dell’altro, prima di allora il baciare una persona sembrava un optional, una stupida forzatura ed invece… Poi mano nella mano entrammo nella chiesa parrocchiale, un piccolo edificio dedicato a San Pietro, il patrono dei peccatori. E noi dopo tanti peccati stupidi, futili e senza nessun senso in quella chiesa finalmente ci sentimmo uniti, forti come non mai, in nessun modo colpevoli delle nostre precedenti azioni, ora eravamo decisamente l’essenza dell’unione dell’amore.

Una signora di mezza età mentre passeggiavamo in direzione dell’Hotel si fermò a osservarci. Aveva gli occhi lucidi ma felici. Ci avvicinammo e chiedemmo del motivo del perché ci fissasse con l’aria di chi stesse quasi per piangere a causa nostra. Dolcemente prendendo un fazzolettino dalla borsa ci sorrise in un modo incantevole e ci disse: “Che belli che siete ragazzi miei. Siete l’emblema dell’amore. Vi guardavo e capivo quanto avete sofferto per amore, quando avete lottato per essere qui oggi. Vedo nei vostri sguardi, nei vostri occhi tutto quello che di più bello possedete. Perché voi siete fatti per stare insieme e nessun ostacolo vi fermerà. Già ne avete superati, ora è il tempo di riscuotere l’amore. Quello vero, sincero, unico che si presenta una sola volta nella vita.”

Le risposi visibilmente commosso che sembrava che ci avesse passati ai raggi x per la precisione tale di particolari della nostra vita di coppia. Le dissi che aveva visto talmente bene in profondità nelle nostre anime che aveva dell’incredibile. La dolce anziana sorrise e replicò con voce tremante: “ringrazio voi ragazzi. Siete davvero un’anima sola. Siete di una bellezza disarmante. Erano anni che non vedevo due persone innamorate come voi. Siete provati, anzi lo eravate ma ora invece rappresentate il bello di questo sentimento che credevo non albergasse più in nessuna persona.

Siete in qualche albergo della zona?”

-“Si risposi, siamo all’hotel La Jacotiere”.

-“Perfetto, siete arrivati al nido d’amore per chi è pieno dei sentimenti più alti. Difendete ad ogni costo il vostro sentimento. Fate buona permanenza e sorridete alla vita. Basta solo guardare i vostri occhi capirete di cosa sto parlando. Buona vita assieme” e si allontanò non prima di aver toccato con amore il pancione di Ginevra. Si aspettavamo un bambino. Il giusto premio alla nostra tenacia, al rendere vivo e saldo quell’amore che non era idealizzato ma più reale che mai. Uniti finalmente anche da quel cordone ombelicale che un bambino in arrivo ci donava. La vecchina aveva proprio ragione, l’hotel era proprio il nostro nido d’amore. Ci amammo per tutto il soggiorno in Normandia e per i giorni a seguire…Grazie amore.