https://youtu.be/AzbkoHuxR9Q
Danilo Scastiglia
giovedì 30 dicembre 2021
martedì 4 febbraio 2014
martedì 23 aprile 2013
Mondo che nuoce gravemente alla salute?
Mondo che nuoce gravemente alla salute?
Ferragosto 2012. Tempo di considerazioni
generali su chi siamo e su cosa pensiamo. Crisi finanziarie, sociali, di
ideali, di identità, ma il mondo di oggi come ci appare? Di che colore è?
A detta di molti la vita attuale è a tinte
molto cupe, nero o grigio che siano per i problemi sopracitati, ma non stanno
così le cose. Ci sono ancora tante cose per cui vale vivere e spendere tempo.
In questa annata particolare per i tanti
fatti accaduti, leggere un buon libro durante le ore di relax in mare o in
montagna oppure trascrivere appunti di stati d’animo o altro non sarebbe male
visto che in questa società attuale ci si incaponisce a non pensare, ragionare,
ammirare o esporsi.
Bisognerebbe ad esempio guardare l’alba che
sorge o il sole che tramonta alla sera mentre dona i caldi, intensi e
suggestivi colori.
Oppure camminare, respirare a pieni polmoni
e ammirare la natura nelle grotte di Stiffe, visitare uno dei tanti trabocchi
dislocati lungo la nostra favolosa riviera o immergersi in un barbecue di
pregevole fattura in una delle tante aree attrezzate in montagna durante una
giornata torrida e afosa come l’estate di quest’anno.
Tutte queste bellezze dovrebbero essere
apprezzate e vissute di più perché i benefici sono quelli di rilassarsi, ridona
forza e veri valori sopiti, dimenticati che corpo e anima necessitano per
tornare a vivere e a respirare.
Perché respirare non significa solamente
tirare ossigeno fuori dal proprio corpo… Ci sono momenti che in estate e non
solo ti possono donare ossigeno, nuova linfa, nuove speranze, nuove emozioni,
nuove vite. Perché la vita non è solo incorrere e districarsi tra i problemi ma
è anche scegliere, assaporare e vivere sensazioni fluide, limpide e naturali.
La vita infatti ha varie sfumature di
colori, e non solo tonalità scure come la solita cortina di smog cittadino.
Lasciate andare il piede dall’acceleratore
per raggiungere tutto ciò che vi faccia tornare più forti di prima. Che vi
faccia sorridere, che vi torni a faccia finalmente respirare con il cuore e la
mente, facendovi fluire l’energia positiva e pulita che non nuoce gravemente
alla salute ma la fortifica!
Danilo Scastiglia
domenica 21 aprile 2013
Olio!
Olio!
Spiaggia, sole
alto, temperatura ben al di sopra dei quarantadue gradi. Bacardi breezer gusto
lime ghiacciato e le sue leggere mani! Si insinuano, accarezzano la pelle, il
mio corpo, ogni singolo centimetro col suo olio. Sembra una massaggiatrice esperta
ed invece è lei…la mia lei.
Lei è come l’olio
che mi massaggia e prende possesso della mia pelle, il mio corpo. Indifferenti
agli occhi curiosi dei vicini di palma che vorrebbero carpire i segreti di
quella fantastica intimità espressa nel tocco sensualissimo delle sue mani,
delle dita che si muovono con fermezza, decisione e con fare lascivo. Il tutto
è come acqua che ti disseta, vento fresco che ti da sollievo, sole che ti
riscalda. Che ti riscalda il viso, l’anima ed il corpo. Tutto stupendo, piacevole,
infinito. Attimi che si vorrebbe fermare come quando con una reflex si fissa
l’obiettivo e click…fermo immagine emozione indefinita, indissolubile.
Mi giro intorno e
osservo, guardo assaporo il tempo, la calura, l’acqua trasparente e cristallina
che ti mostra un fondale di tutto rispetto, fatto di pietre e non di inutile
sabbia. Pietre diverse, colorate che ti donano la vita solo a guardarle. Le
raccolgo, ne sono a centinaia, grandi e piccole, diverse l’una dall’altra. Sono
affascinanti, donano con il riflesso della luce un colore insolito,
particolare, decisamente esotico. Ma non sono in una spiaggia di Rio, bensì in
Italia, la mia amata terra. Ho sempre amato trovare, studiare, scorgere e
conoscere luoghi che ti incantano il cuore e che ti danno gioia e libertà negli
occhi che possono guardare. Luoghi che ti fanno stare bene, ti aprono quel
mondo, quella porta che ogni giorno dovrebbe aprirsi per regalarti la felicità.
Sorridere per un
dolce far niente. Mi asciugo, mi abbronzo, mi faccio un nuovo drink, respiro a
pieni polmoni questa sensazione di benessere e di onnipotenza, poi guardo la
sabbia. La guardo, la ammiro, cerco di carpire il suo fascinoso segreto. Sabbia
grigia, mix perfetto come solo la vita ti da e ti permette di cogliere
determinate emozioni interiori.
Poi guardo bene,
forse mi ero distratto da questo sfondo da cartolina. E di nuovo la vedo in
tutto il suo splendore. Lei mi guarda, mi sorride, mi squaglia col suo
famelico, dolce e indimenticabile sguardo. Noto un’altra cosa, che mi fa
battere tutto d’un tratto il cuore. Sto scrivendo su di lei, scrivo di lei,
parlo di lei. Scrivo con un pennarello indelebile, sul suo corpo vestito di un
minuscolo costume “rosa”. Il mio pennarello è il mio dito che accarezza tutto
ciò che di più bello si possa conoscere o vedere!
Mi massaggia le
dita dei piedi, scende il costume all’altezza delle natiche, e affonda le mani
sul mio fondoschiena…
Tocca che è un
piacere, maneggia i miei glutei avvolgendoli con quell’olio divino. Ormai le
sue mani sono un tutt’uno con me. Il
desiderio ormai è divenuto calda intesa e quando si verifica siamo pericolosi,
molto pericolosi. Nonostante l’afa ed il caldo davvero equatoriale sono i
nostri corpi che si scambiano richiami voluttosi, al limite del lecito. Ma noi
siamo sempre così. E la nostra passione non viene mai meno ed il desiderio è
sempre di più e mai di meno.
In fretta e furia
decidiamo che quello non è più il nostro posto, ci aspetta la nostra stanza, il
nostro covo del peccato. Impieghiamo davvero poco a raggiungerla per quanto è
animalesco e carnale il nostro desiderio di averci senza remore.
Raggiungiamo la
stanza che però non è dotata di aria condizionata. Ha solo un normale
ventilatore che accendiamo all’istante per cercare un parziale refrigerio per
il percorso sostenuto. Ma quello che più ci interessa è soddisfare i più
bollenti ed irrispettosi sensi. La prendo tra le mie braccia, le dico che l’amo
e l’adoro come nessun’altra. Lei salta e mi circuisce con le sue tornite e
lunghe gambe la mia vita. Mi sento bloccato e domato, ma non è così. Voglio
dimostrarle se ce ne fosse ancora bisogno cosa provo per lei. Con un caldissimo
e devastante bacio la butto sul letto. Mi libero della t-shirt, tolgo i suoi
vestiti in pochi secondi lasciandola solo con la mini gonna e le scarpe. Ho una
visione quasi celestiale vedendola così. Lei mi ordina di soddisfare tutte le
sue fantasie, vuole esaudire tutto ciò di cui abbiamo parlato in spiaggia e nei
giorni precedenti, raggiungendo sensazioni di appagamento e desideri incredibili.
La prendo con
foga, le mordo i seni, quasi a strapparli via. E capisco dai suoi lamenti che
la cosa non le dispiace affatto anzi mi incita a continuare così. Ma io voglio
di più e capisco che anche lei oggi è decisamente su di giri come non mai. Mi spinge
per terra, siamo vicini alla scrivania. Vuole impossessarsi del mio membro
rigido. Mi spoglia mi lascia nudo e lo assapora con una passione inaudita. Ha
deciso che oggi la trasgressione prenderà possesso dei nostri corpi, dei nostri
istinti. Stando su di me mi autorizza a rendere pan per focaccia il suo
trattamento. Non mi tiro indietro, sa che adoro farlo, sa che sono molto bravo,
audace, passionale. Però non so ma oggi sento che supererò me stesso. La bacio,
la lecco e la penetrò con una foga mostruosa, lei non è da meno. Sembriamo due
animali che si sbranano ma nel nostro caso è per il desiderio che i nostri
corpi, i nostri respiri procurano l’uno all’altro.
Sento che sta per
raggiungere l’apice del piacere, ansima, urla, chiede di non smettere, e chi
vuole farlo. Aumento il tutto fino a quando la sento gemere in un modo
incredibile, intenso, favoloso.
Mi accorgo mentre
raggiunge l’orgasmo che si è verificata una cosa che credevo facesse parte solo
di leggende metropolitane raccontate dagli amici più grandi. Accade che il suo
orgasmo è uno squirting, questo è il termine tecnico per definirlo. Ricevere
questa pioggia di umori mi affascina, mi inebria, mi scatena ancora più
desiderio, ormai siamo una cosa unica come tante volte lo siamo…Non smetto anzi
continuo per riceverne ancora. Poi decido di donarle tutto il desiderio più
caldo che la stanza ci richiede… Mi siedo sulla sedia e la faccio sedere sulla
mia eccitazione. La possiedo con immenso piacere, socchiudo gli occhi quasi
rido per la sensazione che ci stiamo donando e più spingo e più impazziamo,
sudiamo, godiamo. Lei impazzisce sotto il duplice lavoro della mia bocca e
della mia sapiente lingua. Dopo l’ennesimo orgasmo ci buttiamo esausti sul
letto. Appagati, inebriati, decisamente innamorati. Ci scambiamo coccole e
tenerezze ma sappiamo che noi non siamo una coppia che si appaga facilmente.
Prende allora il suo olio che sa di cocco, una fragranza che io adoro. Si
adopera in un massaggio superlativo, quell’olio mi accarezza, mi affascina, mi
entra dentro, si perché le sue dita le infila dappertutto natiche comprese.
Raggiungo consistenza estrema la
posseggo ancora ancora e ancora. Ci accorgiamo che ormai dal primo pomeriggio
sono le due di notte e fa ancora caldo. Ci impieghiamo meno di cinque minuti e
siamo giù in strada nel cuore della notte. Abbiamo voglia di guardarci, di
baciarci, di toccarci, di mangiare un gelato prima e una granita poi…
Passeggiamo mano nella mano e ci sentiamo meravigliosamente su di giri. Ci
basta uno sguardo per accenderci di nuovo ormai siamo terribili, ogni volta è
sempre più coinvolgente e passionale. Ci sediamo su una panchina in un parco
dove stranamente e finalmente troviamo refrigerio. Lei salta a cavalcioni su di
me, io le mordo i lobi, la bacio le libero i seni prorompenti che non aspettano
altro che il mio viso in mezzo. E io le onoro, le do tutto ciò che desiderano
mentre ancora una volta sono dentro di lei, scivolo dentro veloce…
Siamo come
quell’olio, noi siamo l’olio, sabbia, mare, e tutto ciò che desideriamo…
venerdì 19 aprile 2013
Premio narrativa inedita Voci 2011
Concorso Nazionale Letterario Voci
2011
Mestre
Mestre
Nel bel teatro Kolbe di Mestre (Venezia) si è tenuta, il 28 maggio 2011, la cerimonia di premiazione della 6a edizione del Concorso Nazionale Letterario Voci 2011, organizzato dal Circolo I.P.LA.C. (Insieme Per LA Cultura), presieduto dallo scrittore e poeta Maurizio Meggiorini, e gemellato con l'Associazione Pegasus Cattolica, presieduta dallo scrittore e saggista Roberto Sarra, e Pelasgo 968, presieduta dal dott. Danilo Gabrielli.
Il Circolo I.P.LA.C. si è sempre distinto, fin dalla sua costituzione, per l'impegno e la serietà profusi nel valorizzare e promuovere i valori più autentici della cultura, in sinergia con i sodalizi collegati e attivi nelle varie regioni d'Italia. Fra le pregevoli iniziative, si evidenzia, in modo particolare, il Concorso Voci, per la peculiarità di offrire realmente voce alle eccellenze letterarie di tanti autori esordienti e consolidati.
L'evento si è avvalso dei Patrocini di: Regione Veneto, Provincia di Venezia, Assessorato alle Attività Culturali della Città di Venezia, Comuni di Campiglia Marittima, Castelvenere, Marino, Montignoso e della collaborazione, oltre che del patrocinio, della Municipalità di Mestre-Carpenedo. I testi sono stati valutati da una Giuria composta dalla poetessa e scrittrice Simona Bertocchi, dall'ing. Anna Manzone, dalla poetessa e scrittrice Daniela Quieti, dal poeta Sandro Angelucci, dall'artista teatrale e scrittore Massimo Chiacchiararelli, dal poeta Roberto Mestrone, dal dott. Mario Scetta e dal poeta Rodolfo Vettorello.
| da sx: Deborah Coron consegna il premio al poeta Carmelo Consoli e Daniela Quieti. |
I numerosi lavori pervenuti da ogni parte d'Italia hanno testimoniato il ruolo di prestigio conquistato dal concorso nel panorama delle iniziative culturali, come pure l'interesse degli autori per una tradizione intellettuale coniugata con un forte richiamo ai valori dell’anima. Poesia e prosa di valore, dunque, su temi esistenziali, ma anche di impegno civile.
L'immagine del fiero leone, dipinto dall'artista Teofilo Colombini di Campiglia, riportata sulla locandina della manifestazione, è stata in sintonia con le pregiate opere artistiche in vetro di Murano, le riproduzioni di Oselle dorate e argentate e le targhe che sono state attribuite nelle diverse sezioni. Fra gli altri, il primo premio per la poesia edita è stato conferito alla poeta e critico letterario Marina Pratici, Presidente dell'Associazione A.Ge di Aulla, per un’opera ispirata a principi di solidarietà. La dott. Pratici ha anche ricevuto il Premio del Lettore per la lirica pubblicata nell'Antologia dell'edizione Voci 2010. Andrea Mariotti ha vinto per la poesia inedita, Alessandro Valentini per quella in vernacolo. Anche l'Abruzzo si è distinto attraverso l'affermazione di Danilo Scastiglia di Chieti Scalo per la narrativa inedita, di Vittorio Verducci di Notaresco (Te) per il Premio Speciale Città di Campiglia M. e di Candeloro Lupi di Ortona (Ch) per il terzo premio nella sezione poesia in vernacolo.
Il Premio speciale alla “Memoria Nicola Rizzi” per il miglior sonetto, in omaggio all’inclinazione per le forme metriche classiche dell'apprezzato studioso, è stato assegnato dalla figlia Maria Rizzi a Claudio Porena, il Premio Speciale Pegasus da Roberto Sarra a Giuseppe Vultaggio, il Premio Speciale A.Ge. a Giuseppe Gabrielli e il Premio Speciale Pelasgo 968 alla giovanissima Martina Marotta. Inoltre, Alberto Canfora ha ricevuto il Premio Speciale Città di Marino, Loredana D'Alfonso il Premio Speciale Città di Montignoso e Nella Bruneri Giacone e Roberto Gennaro il Premio Speciale della Giuria.
| Momento dello spettacolo al Concorso Voci 2011. Sullo sfondo la Giuria. |
È stato un pomeriggio letterario di grande spessore che, fra i brani musicali del chitarrista Marco Costa, le danze etniche di Laila Scorcelletti e la lettura delle liriche di Rodolfo Vettor, non ha mancato di aggregare tanti estimatori e appassionati della cultura.
| Premiazione di Daniela Quieti al Concorso Voci
2010: da sx: Deborah Coron, Daniela Quieti, Roberto Mestrone, Maurizio Meggiorini. |
giovedì 18 aprile 2013
Hotel La Jacotiere
Quando
arrivammo alla hall dell’Hotel La Jacotiere, io e Ginevra capimmo da subito che
quello era il nostro rifugio d’amore. Era il posto che ognuno nella propria
vita sogna da sempre. Un luogo incantevole che ti dona serenità, benessere e
amore incondizionato per tutto ciò che si ha nella propria vita. La nostra
storia ormai era riuscita a superare tutte le avversità che i rapporti a due
comportano. Litigi, gelosie, dolori reciproci. Ma anche e soprattutto
tantissimo amore. Quello era il fulcro, era alla base di tutto. Eravamo giovani
ma la vita ci aveva già messi a dura prova per tanti aspetti negativi.
Nonostante questo entrambi con percorsi diversi eravamo riusciti a difendere il
nostro io, i nostri sogni, gli ostacoli incontrati. Ora eravamo decisamente
felici e questa permanenza nell’Hotel La Jacotiere era il nostro premio, la
ciliegina sulla torta. Il palazzo del XVIII
secolo offriva eleganti camere mentre la hall era accogliente, denotava
classe senza troppo sfarzo, ti faceva sentire a casa. Il parco, con alberi bicentenari era dotato anche di un campo da tennis
e un laghetto. Vista l’afa decidemmo di fare una camminata al parco. L’aria era
decisamente incantevole, ci accarezzava gli zigomi, ci diceva che i nostri
cuori erano nel luogo giusto, nel cuore della Normandia da sempre sognata ma
mai visitata. Il bacio che ci scambiammo su una di quelle panchine fu davvero
nuovo, intenso, molto francese. Assaporare le labbra di Ginevra sembrava
percorrere le strade transalpine ad altà velocità. Guardare tanti luoghi uno
più bello dell’altro notando tutti quei particolari che poi ti rimarranno
impressi nel cuore e nella mente. Glie lo feci notare con un sorriso nuovo
almeno fu lei a farmi notare questo mio sguardo più bello, più solare che
faceva notare la mia fossetta. Ne fui lusingato e mi resi conto che aveva
ragione. Poche volte ridevo, perché sempre mi sono sentito brutto nelle foto e
ogni qualvolta che forzavo il mio sorriso. Ora sorridevo perché avevo voglio di
essere felice con lei. Il nostro pranzo fu delizioso. Che dire la cucina
francese nei nostri metri di giudizio non era mai stata considerata ma
l’atmosfera magica della Normandia forse ci stava facendo ricredere. A ragion
del vero mangiammo astici delle Isole Chausey, le ostriche di Cancale o le
cozze di allevamento che davano un tocco favoloso agli assaggi di primi
degustati. Del resto avevamo sempre macinato chilometri lungo lo stivale alla
ricerca di sempre più particolari posti incontaminati dal turismo di massa che
non gradivamo nella maggior parte dei casi. Ed invece questa volta avevamo deciso
per un posto conosciuto e non in Italia. Volevamo tornare ai fasti del medioevo
e così fu. Quel superbo isolotto roccioso faceva si che Mont Saint Michel è uno
dei più grandi teatri delle più grandi maree del mondo. L’abbazia con i suoi
particolarissimi tre stili, romanico, gotico e gotico flamboyant, rappresenta
un insieme unico dell’architettura medievale. Il ponte levatoio fu l’emblema
del vivere veramente l’amore per cui avevamo sempre lottato, litigato, preso
botte e date. Sopra quel ponte ci fu l’unione delle nostre anime, delle nostre
mani, dei nostri cuori e delle nostre labbra. Solo con lei e Ginevra viceversa
avevamo avuto così tanto desiderio di baciare le labbra dell’altro, prima di
allora il baciare una persona sembrava un optional, una stupida forzatura ed
invece… Poi mano nella mano entrammo nella chiesa parrocchiale, un piccolo
edificio dedicato a San Pietro, il patrono dei peccatori. E noi dopo tanti
peccati stupidi, futili e senza nessun senso in quella chiesa finalmente ci
sentimmo uniti, forti come non mai, in nessun modo colpevoli delle nostre
precedenti azioni, ora eravamo decisamente l’essenza dell’unione dell’amore.
Una signora di mezza età mentre passeggiavamo in direzione
dell’Hotel si fermò a osservarci. Aveva gli occhi lucidi ma felici. Ci
avvicinammo e chiedemmo del motivo del perché ci fissasse con l’aria di chi
stesse quasi per piangere a causa nostra. Dolcemente prendendo un fazzolettino
dalla borsa ci sorrise in un modo incantevole e ci disse: “Che belli che siete
ragazzi miei. Siete l’emblema dell’amore. Vi guardavo e capivo quanto avete
sofferto per amore, quando avete lottato per essere qui oggi. Vedo nei vostri
sguardi, nei vostri occhi tutto quello che di più bello possedete. Perché voi
siete fatti per stare insieme e nessun ostacolo vi fermerà. Già ne avete
superati, ora è il tempo di riscuotere l’amore. Quello vero, sincero, unico che
si presenta una sola volta nella vita.”
Le risposi visibilmente commosso che sembrava che ci avesse
passati ai raggi x per la precisione tale di particolari della nostra vita di
coppia. Le dissi che aveva visto talmente bene in profondità nelle nostre anime
che aveva dell’incredibile. La dolce anziana sorrise e replicò con voce
tremante: “ringrazio voi ragazzi. Siete davvero un’anima sola. Siete di una
bellezza disarmante. Erano anni che non vedevo due persone innamorate come voi.
Siete provati, anzi lo eravate ma ora invece rappresentate il bello di questo
sentimento che credevo non albergasse più in nessuna persona.
Siete in qualche albergo della zona?”
-“Si risposi, siamo all’hotel La Jacotiere”.
-“Perfetto, siete arrivati al nido d’amore per chi è pieno
dei sentimenti più alti. Difendete ad ogni costo il vostro sentimento. Fate
buona permanenza e sorridete alla vita. Basta solo guardare i vostri occhi
capirete di cosa sto parlando. Buona vita assieme” e si allontanò non prima di
aver toccato con amore il pancione di Ginevra. Si aspettavamo un bambino. Il
giusto premio alla nostra tenacia, al rendere vivo e saldo quell’amore che non
era idealizzato ma più reale che mai. Uniti finalmente anche da quel cordone
ombelicale che un bambino in arrivo ci donava. La vecchina aveva proprio
ragione, l’hotel era proprio il nostro nido d’amore. Ci amammo per tutto il
soggiorno in Normandia e per i giorni a seguire…Grazie amore.
Iscriviti a:
Post (Atom)
